28 aprile 2016

Pillola di Ironia #2 - Tempo Libero

Mi capita, di rado, molto molto di rado.. ma mi capita di avere una mezz'oretta di tempo libero.
In quella mezz'ora di tempo intervallo momenti frenetici in cui cerco di fare le mille cose che solitamente non riesco a fare ad altri momenti dove ricerco la pace interiore e il respiro Zen perché, mi dico, Anna NON ti riposi Mai.

Se mi siedo mi assale come una specie di ansia atavica che lì, in quel preciso momento di nullafacenza, sto solo perdendo tempo prezioso perché nel frattempo potrei: mettermi lo smalto, fare il cambio armadio, fare e disfare 4 lavatrici, intagliare quella scritta e dipingere quel pannello.
Allora mi alzo, come morsa dalla mosca tze-tze, e giro su me stessa cinque o sei volte pensando .. dov'è lo smalto, dov'è il pennello, dov'è l'armadio... Per provare a farle tutte. Insieme.

Poi arriva il lampo. La luce. La voce della coscienza. E mi rendo conto che il mio tempo libero sta, drammaticamente, per scadere.
E mi lascio cadere sul divano. E mi dico, ma perchè.. perchèèèè.. non mi sono riposata invece di frullare a mo' di criceto impazzito.
E dopo 30 secondi in cui gli occhi sono chiusi e il corpo appoggiato. La mente, quella maledettissima macchina sforna pensieri e giudizi, anche non richiesti, mi rimprovera.
MA COSA FAI? COSì STAI SOLO PERDENDO TEMPO.

E così ho passato la mia rara, rarissima, mezz'ora di tempo libero a decidere se riposarmi o fare mille cose. Senza, alla fine, riuscire in nessuna delle due cose.

DOH!

07 marzo 2016

Lucca, Le comiche.. altrochè Lucca Comics....

Voi organizzate un weekend a Lucca con uno spapunzelli di 2 anni e mezzo che sembra posseduto dallo spirito di Sbirulino, il marito piegato a 90 gradi.


Che se andavo via con l’intera combriccola di Villa Arzilla andavano più veloci e si lamentavano meno. Che probabilmente tutti insieme non prendevano nemmeno la stessa quantità di medicine che l’amore mio. Che quando siamo andati in farmacia la farmacista ha bruciato la sua laurea in farmacia ed è partita per il Tibet, con il fegato di Fede. Arrivederci Ciao.

Che non sapeva se scappare per il quantitativo di antidolorifico di varia tipologia che mio marito aveva in circolo o per la scena circense che le si è parata innanzi.
-          Una gnoma di un metro e mezzo scarso con sopra le spalle un bambino alto circa come lei che sbatteva con tutte le sue forze le manine sulla testa di mamma cantando “mafufuuuuriasistaancheintreeeeee” (.. su Furia forse sì, ma sulla mamma cristoforocolombo no, manco in uno ci si potrebbe stare - santasubito).


Immaginate poi subito dopo che usciamo, mio marito prende 72 medicine insieme e va in doping pesissimo da Muscoril. Mio figlio pare che per par condicio abbia deciso di scalare l’Everest a testa in giù (viste le energie), ed io che prego tutti i Santi che mi vengono in mente perché smetta di diluviare che, in questo momento, manco nell’Arca mi fanno salire, che non sembro nemmeno una specie vivente. O quanto meno sembro una specie che, se anche si estingue, pazienza.

Che le Mura di Lucca ne abbiamo fatto 4 metri, invece di 4 chilometri, che appena mi giravo per correre dietro a Paride perdevo il marito, accasciato su qualche panchina a fare testamento ai piccioni.
Che quando abbiamo deciso di andare a vedere Pisa non sapevo se essere più allibita del fatto che i Cinesi si facessero le foto fingendo di reggere la Torre dalla parte opposta del marciapiede (e dietro avevano il tabaccaio) o se ero più allibita della signora che ci ha fatto uscire dal battistero con fuori il diluvio, ed un bimbo di pochi anni in braccio, fradici, che spero che Gesù scenda dalla Croce per Pasqua e gliela dia in testa in memoria della sua mamma e il suo papà che almeno loro nella grotta han trovato riposo e non dovevano pagare un maledettissimo biglietto per ripararsi dalla bufera. Pietà Cristiana questa sconosciuta, amica mia, cambia lavoro, che invece che in una Chiesa è meglio se vai a lavorare alla Slot-Bar di Capannori. Sentiammè.


Immaginate, dicevo, che appena arriviamo in piazza dei Miracoli scenda giù il diluvio universale, che la metà della scolaresca cinese che avevamo davanti ce la siamo perse nella prima pozzanghera. La seconda al chiosco di souvenir cretini made in China. Fuuuuurbi loro. E la terza, ahimè, credo di averla presa a spallate e ombrellate quando ostacolavano il mio passeggino perché loro si dovevano fotografare pure sta cippa facendo finta che fosse pendente. Che forse non avete capito l’antifona, che se diluvia, i miei capelli sembrano quelli di telespalla bob, il mio parka da teeneger è zuppo che manco i biscotti inzupposi di Banderas reggono il confronto, mio marito pare più storto della torre e mio figlio dorme nel passeggino con i piedini fuori in quel momento, proprio in quel preciso istante che voi  vi fermate davanti a me per fare foto-a-kazzo di qualsiasi cosa pendente e non, avete scatenato la Kill-Bill assopita dentro di me. Ecco. Arigatò. Anzi. Arispostate se vuoi sopravvivere che Manga solo che mi vieni in mezzo alle scatole Conicchiwa-wa e di te rimarrà solo Spaghetti di Liso.

Quindi avete inteso bene, se vi dico che abbiamo pagato 10€ di parcheggio per fare il giro in gondola attorno a Piazza dei Miracoli e ritornare alla macchina, in 23 minuti netti. Che manco Valentino Rossi in moto. E io c’avevo anche il marito invalido, il bambino dormiente su passeggino Low Cost e Cinesi in mezzo ar c***o. Per l'appunto.
Andiamo a vedere il Mare, dice il marito. O il Muscoril. Non so. Uno dei due parla.
“Ahhhhh che bella idea”
Tanto con sto tempo manco si capisce dov’è il molo e dov’è l’acqua a dire il vero.
"Parcheggia lì. Che io guardo mentre lo Tsunami si infrange sugli scogli prima di portarci al creatore"
"Ma noooo amore.. è bellissimo andiamo a vedere il mare"

Esce.














Rientra.

“No, mi sa che c’è troppo vento”.
Ma vaaaaa. Giura. Ora sono certa sia tu a parlare, e non il Muscoril, riconosco l’atavica saggezza.

Vabbè amici, che ve lo dico a fare.
Abbiamo mangiato specialità Lucchesi di vario tipo, mentre Paride intratteneva i clienti del locale e io cercavo di trovare il bandolo della Divina Commedia Toscana in boccali di birra da litro.
Siamo crollati alle 20.40 nel letto del B&B con un piede dello spapu sulla testa, la tartaruga ninja conficcata nelle costole e l’alito di caciucco.

Siamo ripartiti presto. Che di cose a fare a casa ce ne sono sempre tante.

Ma soprattutto, sì soprattutto, a casa c’è un divano dove Nonno Fede può appoggiare le sue contratture multiple. Un cesto di giochi più grande di piazza dei Miracoli dove il mio piccolo Messner può cercare tutti gli strumenti per scalare l’Everest o costruire la Muraglia Cinese, n’si sa mai. 

E una doccia grande, grande grande, dove posso sbattere un po’ la testa contro il muro senza disturbare gli altri ospiti del B&B e ricordare a me stessa che il Muscoril prima o poi farà effetto, Paride prima o poi si metterà tranquillo e mi ripagherà con una di quelle coccole che ti fanno stare bene per giorni, di birra se ne può sempre chiedere un’altra e io, sempre e comunque, posso dire orgogliosamente di essere nella foto di almeno un centinaio di cinesi, AL POSTO DELLA TORRE DI PISA, nella mia versione migliore.






23 dicembre 2015

LetteRIMA di Natale...

Oh Bambin nella capanna,
tutto intento a far la nanna,
anche quando il mio monello
ti rimpiazza con CiccioBello
Abbia pazienza che qui ce ne vuole
Con il piccolo birbante che ho come prole,
ed ascolta, stamattina
questa mia letterina.

Che mi passi il male di spalla.
Che è davvero una gran palla.
Che lo Spapu dorma quieto.
E il lettino gli sia lieto.
Che il marito in carriera
Non mi torni a tarda sera.
Che la mia nonno-mobile piena di patacchini
Nella notte si trasformi in una Lamborghini.
Che gli amici, quelli andati.
Tornino accanto a noi, tanto desiderati.

Che alla mamma mia preziosa
L’energia resti copiosa
Che al papà brusco e baffuto
Alla pensione resti il rifiuto
Così che appassionato continui a lavorare
Che tutti, da lui, abbiamo tanto da imparare.
Che alla dada mia sorella,
la vita le dimostri quanto, dentro e fuori, è bella.
Baci baci alla tripletta,
che vi ama la zietta,
E il futur tenda la mano,
anche al babbo Golisciano.
Che i famigliari a me acquisiti
Nonni e suoceri squisiti,
porti frutta in abbondanza
Ciliegie e duroni ad oltranza.
E la Ollina mia adorata,
non si senta mai snobbata.

Che l’esame del Corona,
NON mi porti la Saruzzi a Cremona
E preghiamo che ogni risposta
I miei amici non mi sposta.
E che gli altri amici cari
Rosi, Peppe, Antò e Mari
Restin sempre qui vicino
A distanza di bacino.

Ma parliam di cosa seria,
togli un po’ di cattiveria
da questo mondo malandato
dalle guerre avvelenato.
Dona coccole e sorrisi.
A chi è triste e un poco in crisi.
Che sian coppie o stati interi
Porta consigli saggi e sinceri.

E se qualcosa ancora avanza
Fammi diminuir  la panza
Così l’amore mio piccino
Non la usa per cuscino.

Dai finiam con serietà
Spazio all’emotività
Ti ringrazio, oh mio Signore
Per avermi anche questo 2015 riempito il cuore

E ricordo a tutti che la felicità
È una scelta che ognuno fa.


Buon Natale.

03 dicembre 2015

Pillola di Ironia #1 - Le MILK


E poi arriva Lei.
Tacco 15 con le borchie.
E la figlia con le Hogan argentate numero 21.
Che già non dovrebbero esistere le Hogan, figurati quelle numero 21.
E i pantaloni leopardati. La bimba, gente, la bimba.
Lezione di musica dentro una biblioteca piena di tappetoni e bimbi scalzi.
Fuori piove. Sua figlia sale ovunque con le scarpe e balla come Heater Parisi la notte della Taranta.
Ma lei, la tacca15, è troppo impegnata a fotografare MiniBelen fare le duckface con il suo iphone glitterato per rendersi conto che sta  disturbando tutta la lezione di musica e inzaccherando tutti tappetoni.

Forse pensava che al laboratorio di musica si studiasse la vita e le opere di Lady Gaga.

Ecco pronto una nuova specie femminile: le M-I-L-K.
E la K sta per Kill.





23 novembre 2015

Sassolino..

Sono sempre stata politically correct nei confronti di chi non ha figli. Per mille milioni di motivi.

Primo e più importante non sempre è una scelta, e per chi non è una scelta anche l’ironia può giungere davvero fuori luogo. 

Secondo fino a 2 anni fa ero esattamente dall’altra parte del mondo. Ero un NON genitore.
Eccheppalle parlare sempre e solo di bambini. Pranzare alle 11.45. Cenare alle 18. Che se lo fanno gli inglesi è figo. Cool anzi. Se lo fai tu perché tuo figlio ha degli orari, è CoolCazCheTiVengoIncontro. Evabbè.

Terzo ed ultimo motivo, odio-detesto-ripugno chi ti dice a mo’ di grillo parlante “vedrai”.. “capirai”.. “ti accorgerai”.. “goditila adesso”.. e variazioni sul tema. Che ognuno ha la propria vita e le proprie esperienze e a me di insegnare agli altri non pare proprio il caso. 

Insegnare.. NO. Ma pregare di credermi, credermi su quella che è la vita da genitore.. quello sì. Forse a te non capiterà. Forse tuo figlio cenerà alle 23 al pub mentre sorseggi con calma una birra gelida chiacchierando tra amici. Può darsi. Te lo auguro.
Ma il mio NO cristoforocolombo. E sarà mo’ anche colpa mia ma non mi è permesso stare a cena sorridente e tranquilla a chiacchierare fra amici alle 23, perché lo Spapu rivendica il diritto di essere nel suo lettuccio a quell’ora o pianifica la terza guerra mondiale per passare il tempo.

Quindi io NON ti dico.. “sarà così anche per te”.. ma ti dico che E’ COSì PER ME. Questo, ti prego, evita di metterlo in discussione.

Un sassolino dalla scarpa adesso però me lo devo togliere.
Che a far poi sempre l’anima pia anche no.
Che non lo sono. E so che non lo siete nemmeno voi. E sapete che non lo sono. E io so che non lo siete.

Dopo che hai figli certi amici spariscono.
Puff. Tipo il coniglio nel cappello del mago. 

Io posso capire che con le occhiaie e la maglietta sporca di rigurgito io possa non essere l’anima della festa. Così come posso capire che non dovete voi stare ai miei orari che ormai le suorine dall’addolorata vanno a letto più tardi di me.
Posso anche capire che dopo la gravidanza nella cumpa degli amici Fighi più che un filtro Instagram mi servirebbe un miracolo.
Posso capire che, avendo allattato per 18 mesi  ho fatto imbarazzanti aperitivi analcolici che nemmeno le suore di cui sopra sono così noiose. Mi rendo perfettamente conto che parlare della cacca di mio figlio e della sua prima frase di senso compiuto non è minimamente paragonabile al vernissage a cui siete andati lo scorso weekend o alla mostra di arte contemporanea. Ma per una mamma gli appuntamenti mondani sono quelli. Io ascolterò il vernissage di cui nulla mi frega, voi ascoltate le prime tre parole di spapu. Ecchediamine.

So bene che se prima con 10 minuti di preavviso arrivavo ovunque…. ora ho bisogno di sapere quando ci vedremo, cosa faremo, e dove andremo con 10 settimane di anticipo, e comunque potrei darvi buca.. se anche solo il piccolo ha il raffreddore.

Posso capire. Io posso capire Voi. Vi posso capire perché dalla vostra parte ci sono stata.. 
Ma voi dalla mia no. Ancora no. Quindi abbiate il buon cuore di non giudicare.
Di non guardare con occhio malevolo un messaggio che vi implora di venire voi da noi (sì, per la terza volta, per favore, venite voi da noi!)
Di non alzare gli occhi al cielo se vi dico che “lasciare a casa lo spapu mi dispiace.. per cui non posso stare molto”.. sì lo so’ che non gli succede niente, sì lo so’ che sta pure meglio. Sì, forse mi fa bene uscire da sola... O forse a dire il vero è a voi che FA BENE?
Abbiate l’intelligenza di evitare di dire “ma io ho un sacco di amiche mamme che continuano ad uscire il venerdì sera, vanno in disco.. guarda la Genoveffa è andata all’addio al nubilato ad Ibiza che la bimba aveva 2 settimane.. e tu.. sei sempre attaccata a lui… forse hai bisogno di staccarti un po’..”  Staccare? Son mica uno scotch. Il problema scusa di chi è? Io sono felice così. Tu libera di frequentare la Genoveffa che va ad Ibiza. Amen. 

Ed infine, il sassolino.
“Anna, avere un bimbo non è una malattia.”… Mi è stato addirittura detto questo.
Partendo dal presupposto che se tu dopo il parto mi porti una torta e mi vieni a trovare a casa permettendomi di restare in pigiama io ti vorrò bene per sempre.
E partendo dal presupposto che NON si cresce in altezza ma, per quanto mi riguarda, si vincono un sacco di centimetri nel punto vita. Quindi dai, un po’ di cose pure ci somigliano ad una bella influenza.

Partendo da questi presupposti, ovviamente ironici, sì.. avere un figlio non è una malattia. Confermo.
Ma sappiate che, da come mi evitate, dovreste dirlo a voi stessi, non a me. Che avere un figlio non è una malattia.

Avere un figlio è una gioia infinita.
E’ una scarica di energie, nelle vene, nel cuore, nella mente.
Obnubila. Pretende. Mescola le priorità.

E ti fa capire una cosa sostanziale: l’affetto è una scelta. L’amore no.

Se quella scelta non avete più voglia di farla nei miei confronti me ne farò una ragione.
L’amore per mio figlio.. non si mette in discussione.
E ogni sera, lo addormenterò con un bacio sulla sua guancia morbidosa e con le sue braccine attorno a me, e voi sarete liberi di pensare che a sbagliare sono io. E che dovrei essere ad Ibiza.


Senza rancore. Andateci voi.

30 ottobre 2015

#ioscelgo

Caro figlio mio,
voglio spiegarti, con calma e con la giusta dose di dente avvelenato e ironia (alla maniera della tua mamma quindi) perché ieri sera ti ho portato con noi ad una riunione noiosissima (per te) su un argomento difficilissimo (per tutti) come i vaccini in età pediatrica.

La tua mammonisa (come la chiami tu) è da qualche mese che si sente dare della #disinformata. La parola #disinformazione nella scienza della comunicazione (quoto Wikipedia) significa l'attività malevola che mira a fornire e diffondere deliberatamente informazioni false, fuorvianti o non oggettive, distorcendo o alterando la realtà dei fatti allo scopo di ingannare, confondere o modificare le opinioni di qualcuno. Questo per prima cosa mette in dubbio la mia capacità di discernere tra verità e falsità. La mia capacità di scegliere a cosa credere e a cosa no. La possibilità di avere un’opinione indipendentemente da cosa DOVREI pensare… secondo loro.

Loro. Chi sono Loro Amore mio? Adesso te lo spiego subitissimo. Che lo so che se mi fai una domanda e non ti rispondo subito me la ripeti trecentomilavolte che in un secondo mi viene l’orchite massima. Chi sono loro?   Medici e Madri.
Loro siamo noi. Siamo tutti. Tutti e Nessuno.
Perché fra loro c’è chi la pensa ESATTAMENTE come la penso io. Medici e Madri.

Tutti #disinformati quindi. Maledizione. Siamo proprio un bel branco di beduini eh.
Pensare che basterebbe spegnere il cervello e fare esattamente come ti dicono di fare.
Senza porsi domande. Farlo ebbbasta. Perché così è.
Abbi, mio piccolo uomo, sempre paura della cultura del “farlo e basta”.

Convincimi e mi siederò al tuo fianco. 
Costringimi e sarò tuo nemico per sempre.

Amore mio stupendo, sai perché ieri sera ti ho portato con me?
In quella riunione noiosa noiosa su argomenti difficili, con persone che parlavano di malanni e problemi di salute.  Una platea di circa 30 persone.
Ragazzi, coppie, qualche politico o politicante. 6 o 7 fra medici e Professori. Una decina di mamme incavolate con chi la pensa diversamente da loro. Chissàpoiperchè. Alcune di queste con il tacco 12 alle 21 in una sala comunale abbastanza bruttina di un comune di provincia, che io non mi vesto così manco al matrimonio dei miei amici, stima per voi – sia chiaro - machivelofafare?!

E noi 3. Papà con un quaderno di appunti presi e una lettera aperta sottoscritta da centinaia di pediatri, dubbiosi. Come noi. Pensa. Tutti sti cretini disinformati.
La mamma con il cuore che batte forte ogni volta che non è d’accordo, perché la tua mamma è così passionale e adrenalinica. E vuole esternare la propria opinione. Vuole battersi per la libertà di scelta, di informazione, di decisione. Vuole battersi per il diritto inalienabile di scegliere, di essere ascoltata, di essere compresa e accolta nella scelta fatta. Quanto meno NON etichettata. Che disinformata sarà #tusorella.

Eh lo so amore mio che quando ti ho infilato le scarpine in piena puntata della Paw Patrol non eri per niente d’accordo. Ma sai piccolo mio perché ti ho portato con noi?
Perché penso che i figli si educhino con l’esperienza. Con quello che si chiama educazione per modelli. Dimostrare a tuo figlio che se qualcuno crede in un’idea va portata avanti, condivisa, sostenuta, dibattuta, rafforzata, raccontata.

Che anche se sai benissimo che in quella platea forse nessuno la pensa come te, tu credi sia giusto dire la tua. Anche se alcune persone ti attaccheranno (come hanno fatto). Anche se alcune persone penseranno che sei una stolta disinformata e disinformante (come hanno fatto), anche se mentre parlerai incrocerai sopracciglia aggrottate e sguardi di profondo disappunto (come ho incrociato)! 

Perché in casa nostra le idee si dibattono. Si portano avanti con ardore. Si discutono e si mettono in discussione. 
Perché in casa nostra SI Può e si deve cambiare opinione al bisogno. 
Perché solo gli stolti hanno sempre ragione. O pensano di averla. 
Perché in casa nostra non ci si batte per le proprie idee solo dietro le tastiere ma si prende la responsabilità effettiva davanti alle persone. E a dirla tutta non si parla nemmeno per slogan o selfie. In casa nostra, giusta o sbagliata che sia la nostra scelta, si va al nocciolo della questione. Si affrontano dibattiti con coraggio. Si sostengono le idee proprie e si rispettano le idee altrui. Non si etichettano le scelte degli altri. Non si GIUDICANO le idee degli altri. Si sostengono le proprie idee. Quello sì. Sempre.

E io figlio mio, ieri sera, davanti ad una platea di 30 persone che la pensavano diversamente da noi (che nella sostanza potevano anche avere una buona percentuale di ragione ma nella forma, porcapuzzola, ultimamente mi stanno proprio facendo incazzare) abbiamo voluto sostenere il diritto di scegliere. Di dire la nostra opinione. Di Avere dei dubbi. Di non farsi dare dei disinformati senza ragione ed in silenzio. Il diritto di scelta. Di informarsi, ragionare, farsi spiegare, decidere. Vaccinare. O non Vaccinare. In coscienza e rispetto.

Per questo motivo, piccolo mio, tu ieri sera ti sei addormentato fra le mie braccia invece che nel tuo lettino mentre un dottore parlava in una stanza di partito, pure bruttina, di un comune di provincia.
Per questo motivo, piccolo mio, ieri mentre sonnecchiavi alla tua mamma batteva forte il cuore mentre esponeva le proprie idee, giuste o sbagliate che fossero.

Per insegnarti che nessuno si deve mai permettere di zittire una madre che ascolta il proprio cuore.
Per dimostrarti che i dubbi servono per migliorare e crescere, e che per fortuna poi ci sono persone come l’amico medico di papà che accolgono il dubbio, lo rispettano, e espongono la loro ragione.
Che noi ascolteremo con rispetto, e che forse anche un po’ per quella opinione tu hai fatto quasi tutte le vaccinazioni.

A modo nostro ieri sera ti volevamo insegnare che la tua mamma e il tuo papà NON hanno sempre ragione, ma per le loro idee si batteranno sempre. E anche per le tue, fintanto che non sarai pienamente in grado di farlo da solo.

Concludo con una risposta al #iovaccino del gruppo di mamme.
Anche io vaccino (in parte). E non ho nulla contro la vostra scelta. Non la giudico. Non la critico. Anzi la rispetto pienamente.

Ma #ioscelgo

Chiedere che mi/ci venga tolta questa possibilità lede i diritti Umani.
Non facciamo passi indietro vi prego. Non facciamo credere ai nostri figli che qualcuno può scegliere per loro.


Allenare il cervello è il primo grande dono che possiamo, e dobbiamo, fargli.

12 ottobre 2015

Tu chiamale se vuoi .. EMOZIONI!

Emozioni.
Che non è la canzone di Battisti.
E nemmeno la collana di classici per nonnine e zitelle (a cui consiglierei comunque un bel Ratman, che sarebbe assai preferibile anche ai fini della ricerca del fidanzato).
Oggi parlo di gioia, rabbia, disgusto, paura e tristezza.

Se avete figli sapete chi sono, perché sono i protagonisti monocromatici dell’ultimo cartone Disney.
Se non avete figli sapete comunque chi sono, perché sono rappresentate ovunque, compreso il pupazzo che vinci con i punti della spesa e che ti assale all’ingresso della coop subito accanto ai broccoli.
Se non avete figli e non andate a fare la spesa, sapete chi sono perché sono anche i nuovi merchandising in banca. E se non avete figli e non fate la spesa di sicuro siete ricchi e in banca ci andate.

Se non fate parte di nessuna delle suddette categorie siete sicuramente un alieno, comunque in grado di correre ai ripari, digitando su google #insideout e capire di chi parlo.
Se poi siete un alieno senza dita, ecchecavolo, tutti a me capitano i lettori “difficili”.

Dicevamo. Emozioni.

Mi ha toccato nel profondo vedere il nuovo cartone della Disney #Inside Out che parla appunto delle emozioni umane. Sarà che erano 3 anni che non andavo al cinema e un po’ mi avrebbe toccato pure la pubblicità dell’idraulico di Piumazzo nell'oscurità del cinema. Sarà che avevo lo spapunzelli accanto, il suo primo film al cinema. Il suo primo Cartone Disney anzi. 

Che è un po’ come quando mamma Leonessa mostra a cucciolo di leoncino la sua prima gazzella che corre, o il suo primo tramonto sulla savana, o chennesò, gli canta per la prima volta la canzone di Ivana Spagna “un bel giorno ti accorgi che esistiiiiiii.. che fai parte del mondo anche tuuuuuu”. Ecco, io sono cresciuta con i cartoni Disney  e ognuno di loro ha rappresentato una pietra miliare nella mia cultura personale. Sì. Bhe? Che c'è? A voi piace Montale a me piace Disney? 'ndo sta scritto che non è cultura quella?? anziiiiii.. ci sono concetti ben più profondi e importanti di m'illumino di immenso che ormai l'ENI fa slogan pià efficaci.

Io dai cartoni Disney ho ricevuto importanti insegnamenti di vita, dalla scelta del lavoro da fare da grande (grazie Cenerontola per avermi aiutato a scartare la domestica), all'integrazione razziale e il rispetto per le culture diverse (grazie Pocahontas per avere i capelli più fighi di sempre), dalla comprensione e gli insegnamenti derivati dalle diversità (Grazie 7 nani, che oltre ad essere nani e ad essere 7 avevate pure dei nomi urendi e facevate i minatori ma, nonostante questo, eravate sempre allegri) al sincero rispetto delle disabilità (grazie orecchie di Dumbo e naso di Pinocchio), fino alla difficoltà di avere una sorella diversa da te a cui però non puoi non voler tantissimo bene perché grazie a lei trovi l'amore della tua vita (grazie Frozen) e alla più fortunata di tutte le pietre miliari.. grazie La Bella e La Bestia per avermi insegnato che dietro qualsiasi  errore grammaticale si nasconde un principe bellissimo.

Ecco arrivare la emozioni.
Verde, blu, gialle. Magre, alte, grassottelle.
Io le ho tutte. Come ognuno di noi, certo. Ma io secondo me le ho proprio così.
Gioia, la mia gioia, deve essere un po’ isterica e un po’ megalomane. Della serie, faccio tutto io, sempre io, solo io. Io . Io. Ciao Anna. Eccoti. Un misto fra una segretaria maniaca del controllo e una creatura che vuole che tutto sia perfetto, anzi perfettamente identico a come lei lo ha pensato. Ciao Anna. Eccoti.  Tristezza, la mia tristezza, credo possa tranquillamente rappresentare i miei momenti no.. vivere in un’isola di biscotti gocciole, speranzosa che un biscotto possa salvare da qualsiasi preoccupazione. Pigra e cicciottella. Sono io. Non sono blu. Ok. Ma all’idea di cambiare città potrei pure diventarci. Blu. Pigra e cicciottella già ci sono. Pure discretamente impacciata, della serie tu dimmi di non fare qualcosa e io mi concentrerò talmente tanto nel cercare di non farla che.. taaaac. Fatta. Maledizione.
Disgusto. Chi mi conosce un po’ (Basta poco) dovrebbe vedere la faccia che mi viene quando vedo certa gente. Ecco. Verde. Sopracciglio alzato. le amiche di mio marito quelle che l’amicizia poverine non sanno nemmeno dove sta di casa. O le rane. Oddio che schifo le rane. Viscide, bitorzolute
, appiccicose. Che saltano fuori dal buio quando meno te l’aspetti. Bleah che schifo. Altroché broccoli. Che poi a pensarci bene, si assomigliano pure un po’ ...
Poi c’è Paura.  Diciamoci la verità non sono una donna coraggio.. per certe cose. Poi quando serve so bene come tirare fuori il carattere ma .. diciamo..… ho tremilamilioni di micro-paure. Micro però.
E infine Rabbia. Ecco, mi somiglia un casino. Non ho la fronte rettangolare ma non escluderei che in momenti di particolare incazzatura i miei capelli potrebbero andarmi davvero a fuoco. E ci sono cose che, è inutile, mi fanno davvero incazzare. Le persone maleducate. Le persone arroganti. Gli ipocriti. Chi critica senza sapere. Chi dice la sua senza ascoltare. Chi pretende affetto e rispetto senza darne. Datemi una leva rossa e vi accendo pure i peli della braccia. Eccheddiamine. Che poi ci vuole poco per farmi arrabbiare, ma che poi arriva Gioia, la mia, quella con le crisi maniacali da felicità e armonia, e mi aiuta a ristabilire amore e pace, manco fosse un monaco tibetano. E così torno ad essere serena e tranquilla. Quasi mansueta. Evviva la pace nel cervello della Rinella.

Gingle mulino bianco. A ripetizione. E sguardo verso l'infinito con faccia ebete.
Ricordo sereno.

Ed ecco le emozioni Disney.
Che poi sono le emozioni di ognuno di noi.
Che basterebbe poi poco a ritrovarle e viverle, tutte. Dalla prima all’ultima. 

Basterebbe davvero poco.. 399€ per il cofanetto di tutti i classici in DVD.

Esticatzi!!

Perdonate ho scordato un particolare importante: io di emozione ne ho una in più TRE-MEN-DA, si chiama Ironia. E mannaggia prende sempre il sopravvento.