Mi capita, di rado, molto molto di rado.. ma mi capita di avere una mezz'oretta di tempo libero.
In quella mezz'ora di tempo intervallo momenti frenetici in cui cerco di fare le mille cose che solitamente non riesco a fare ad altri momenti dove ricerco la pace interiore e il respiro Zen perché, mi dico, Anna NON ti riposi Mai.
Se mi siedo mi assale come una specie di ansia atavica che lì, in quel preciso momento di nullafacenza, sto solo perdendo tempo prezioso perché nel frattempo potrei: mettermi lo smalto, fare il cambio armadio, fare e disfare 4 lavatrici, intagliare quella scritta e dipingere quel pannello.
Allora mi alzo, come morsa dalla mosca tze-tze, e giro su me stessa cinque o sei volte pensando .. dov'è lo smalto, dov'è il pennello, dov'è l'armadio... Per provare a farle tutte. Insieme.
Poi arriva il lampo. La luce. La voce della coscienza. E mi rendo conto che il mio tempo libero sta, drammaticamente, per scadere.
E mi lascio cadere sul divano. E mi dico, ma perchè.. perchèèèè.. non mi sono riposata invece di frullare a mo' di criceto impazzito.
E dopo 30 secondi in cui gli occhi sono chiusi e il corpo appoggiato. La mente, quella maledettissima macchina sforna pensieri e giudizi, anche non richiesti, mi rimprovera.
MA COSA FAI? COSì STAI SOLO PERDENDO TEMPO.
E così ho passato la mia rara, rarissima, mezz'ora di tempo libero a decidere se riposarmi o fare mille cose. Senza, alla fine, riuscire in nessuna delle due cose.
DOH!
.. ho sempre creduto e sempre crederò che ciò che salva l'uomo dall'estinzione è l'Ironia..
28 aprile 2016
07 marzo 2016
Lucca, Le comiche.. altrochè Lucca Comics....
Voi organizzate un weekend a Lucca con uno spapunzelli di 2
anni e mezzo che sembra posseduto dallo spirito di Sbirulino, il marito piegato
a 90 gradi.
Che se andavo via con l’intera combriccola di Villa Arzilla andavano
più veloci e si lamentavano meno. Che probabilmente tutti
insieme non prendevano nemmeno la stessa quantità di medicine che l’amore mio.
Che quando siamo andati in farmacia la farmacista ha
bruciato la sua laurea in farmacia ed è partita per il Tibet, con il fegato di
Fede. Arrivederci Ciao.
Che non sapeva se scappare per il quantitativo di
antidolorifico di varia tipologia che mio marito aveva in circolo o per la
scena circense che le si è parata innanzi.
-
Una gnoma di un metro e mezzo scarso con sopra
le spalle un bambino alto circa come lei che sbatteva con tutte le sue forze le
manine sulla testa di mamma cantando “mafufuuuuriasistaancheintreeeeee” (.. su Furia forse sì, ma sulla mamma cristoforocolombo no, manco in uno ci si
potrebbe stare - santasubito).
![]() |
Che le Mura di Lucca ne abbiamo fatto 4 metri, invece di 4
chilometri, che appena mi giravo per correre dietro a Paride perdevo il marito,
accasciato su qualche panchina a fare testamento ai piccioni.
Che quando abbiamo deciso di andare a vedere Pisa non sapevo
se essere più allibita del fatto che i Cinesi si facessero le foto fingendo di
reggere la Torre dalla parte opposta del marciapiede (e dietro avevano il
tabaccaio) o se ero più allibita della signora che ci ha fatto uscire dal
battistero con fuori il diluvio, ed un bimbo di pochi anni in braccio, fradici,
che spero che Gesù scenda dalla Croce per Pasqua e gliela dia in testa in
memoria della sua mamma e il suo papà che almeno loro nella grotta han trovato
riposo e non dovevano pagare un maledettissimo biglietto per ripararsi dalla
bufera. Pietà Cristiana questa sconosciuta, amica mia, cambia lavoro, che
invece che in una Chiesa è meglio se vai a lavorare alla Slot-Bar di Capannori.
Sentiammè.
![]() |
Quindi avete inteso bene, se vi dico che abbiamo pagato 10€
di parcheggio per fare il giro in gondola attorno a Piazza dei Miracoli e
ritornare alla macchina, in 23 minuti netti. Che manco Valentino Rossi in moto.
E io c’avevo anche il marito invalido, il bambino dormiente su passeggino Low
Cost e Cinesi in mezzo ar c***o. Per l'appunto.
Andiamo a vedere il Mare, dice il marito. O il Muscoril. Non
so. Uno dei due parla.
“Ahhhhh che bella idea”
Tanto con sto tempo manco si capisce dov’è il molo e dov’è l’acqua a dire il vero.
Tanto con sto tempo manco si capisce dov’è il molo e dov’è l’acqua a dire il vero.
"Parcheggia lì. Che io guardo mentre lo Tsunami si infrange
sugli scogli prima di portarci al creatore"
"Ma noooo amore.. è bellissimo andiamo a vedere il mare"
Esce.
Rientra.
“No, mi sa che c’è troppo vento”.
Ma vaaaaa. Giura. Ora sono certa sia tu a parlare, e non il Muscoril,
riconosco l’atavica saggezza.
Vabbè amici, che ve lo dico a fare.
Abbiamo mangiato specialità Lucchesi di vario tipo, mentre
Paride intratteneva i clienti del locale e io cercavo di trovare il bandolo della Divina Commedia Toscana in boccali di birra da litro.
Siamo crollati alle 20.40 nel letto del B&B con un piede
dello spapu sulla testa, la tartaruga ninja conficcata nelle costole e l’alito
di caciucco.
Siamo ripartiti presto. Che di cose a fare a casa ce ne sono
sempre tante.
Ma soprattutto, sì soprattutto, a casa c’è un divano dove
Nonno Fede può appoggiare le sue contratture multiple. Un cesto di giochi più
grande di piazza dei Miracoli dove il mio piccolo Messner può cercare tutti gli
strumenti per scalare l’Everest o costruire la Muraglia Cinese, n’si sa mai.
E
una doccia grande, grande grande, dove posso sbattere un po’ la testa contro il
muro senza disturbare gli altri ospiti del B&B e ricordare a me stessa che il Muscoril prima o poi farà effetto, Paride prima o poi si metterà
tranquillo e mi ripagherà con una di quelle coccole che ti fanno stare bene per giorni, di birra se ne può sempre chiedere un’altra e io, sempre e
comunque, posso dire orgogliosamente di essere nella foto di almeno un
centinaio di cinesi, AL POSTO DELLA TORRE DI PISA, nella mia versione migliore.
23 dicembre 2015
LetteRIMA di Natale...
Oh Bambin nella capanna,
tutto intento a far la nanna,
anche quando il mio monello
ti rimpiazza con CiccioBello
Abbia pazienza che qui ce ne vuole
Con il piccolo birbante che ho come prole,
ed ascolta, stamattina
questa mia letterina.
Che mi passi il male di spalla.
Che è davvero una gran palla.
Che lo Spapu dorma quieto.
E il lettino gli sia lieto.
Che il marito in carriera
Non mi torni a tarda sera.
Che la mia nonno-mobile piena di patacchini
Nella notte si trasformi in una Lamborghini.
Che gli amici, quelli andati.
Tornino accanto a noi, tanto desiderati.
Che alla mamma mia preziosa
L’energia resti copiosa
Che al papà brusco e baffuto
Alla pensione resti il rifiuto
Così che appassionato continui a lavorare
Che tutti, da lui, abbiamo tanto da imparare.
Che alla dada mia sorella,
la vita le dimostri quanto, dentro e fuori, è bella.
Baci baci alla tripletta,
che vi ama la zietta,
E il futur tenda la mano,
anche al babbo Golisciano.
Che i famigliari a me acquisiti
Nonni e suoceri squisiti,
porti frutta in abbondanza
Ciliegie e duroni ad oltranza.
E la Ollina mia adorata,
non si senta mai snobbata.
Che l’esame del Corona,
NON mi porti la Saruzzi a Cremona
E preghiamo che ogni risposta
I miei amici non mi sposta.
E che gli altri amici cari
Rosi, Peppe, Antò e Mari
Restin sempre qui vicino
A distanza di bacino.
Ma parliam di cosa seria,
togli un po’ di cattiveria
da questo mondo malandato
dalle guerre avvelenato.
Dona coccole e sorrisi.
A chi è triste e un poco in crisi.
Che sian coppie o stati interi
Porta consigli saggi e sinceri.
E se qualcosa ancora avanza
Fammi diminuir la
panza
Così l’amore mio piccino
Non la usa per cuscino.
Dai finiam con serietà
Spazio all’emotività
Ti ringrazio, oh mio Signore
Per avermi anche questo 2015 riempito il cuore
E ricordo a tutti che la felicità
È una scelta che ognuno fa.
Buon Natale.
03 dicembre 2015
Pillola di Ironia #1 - Le MILK
E poi arriva Lei.
Tacco 15 con le borchie.
E la figlia con le Hogan argentate numero 21.
Che già non dovrebbero esistere le Hogan, figurati quelle numero 21.
E i pantaloni leopardati. La bimba, gente, la bimba.
Lezione di musica dentro una biblioteca piena di tappetoni e bimbi scalzi.
Fuori piove. Sua figlia sale ovunque con le scarpe e balla come Heater Parisi la notte della Taranta.
Ma lei, la tacca15, è troppo impegnata a fotografare MiniBelen fare le duckface con il suo iphone glitterato per rendersi conto che sta disturbando tutta la lezione di musica e inzaccherando tutti tappetoni.
Forse pensava che al laboratorio di musica si studiasse la vita e le opere di Lady Gaga.
Ecco pronto una nuova specie femminile: le M-I-L-K.
E la K sta per Kill.
23 novembre 2015
Sassolino..
Sono sempre stata politically correct nei confronti di chi
non ha figli. Per mille milioni di motivi.
Primo e più importante non sempre è una scelta, e per chi
non è una scelta anche l’ironia può giungere davvero fuori luogo.
Secondo fino a 2 anni fa ero esattamente dall’altra parte
del mondo. Ero un NON genitore.
Eccheppalle parlare sempre e solo di bambini. Pranzare alle
11.45. Cenare alle 18. Che se lo fanno gli inglesi è figo. Cool anzi. Se lo fai
tu perché tuo figlio ha degli orari, è CoolCazCheTiVengoIncontro. Evabbè.
Terzo ed ultimo motivo, odio-detesto-ripugno chi ti dice a
mo’ di grillo parlante “vedrai”.. “capirai”.. “ti accorgerai”.. “goditila
adesso”.. e variazioni sul tema. Che ognuno ha la propria vita e le proprie
esperienze e a me di insegnare agli altri non pare proprio il caso.
Insegnare.. NO. Ma pregare di credermi, credermi su quella che è la
vita da genitore.. quello sì. Forse a te non capiterà. Forse tuo figlio cenerà
alle 23 al pub mentre sorseggi con calma una birra gelida chiacchierando tra amici. Può darsi. Te lo auguro.
Ma il mio NO cristoforocolombo. E sarà mo’ anche colpa mia
ma non mi è permesso stare a cena sorridente e tranquilla a chiacchierare fra amici alle 23,
perché lo Spapu rivendica il diritto di essere nel suo lettuccio a
quell’ora o pianifica la terza guerra mondiale per passare il tempo.
Quindi io NON ti dico.. “sarà così anche per te”.. ma ti
dico che E’ COSì PER ME. Questo, ti prego, evita di metterlo in discussione.
Un sassolino dalla scarpa adesso però me lo devo togliere.
Che a far poi sempre l’anima pia anche no.
Che non lo sono. E so che non lo siete nemmeno voi. E sapete
che non lo sono. E io so che non lo siete.
Dopo che hai figli certi amici spariscono.
Puff. Tipo il coniglio nel cappello del mago.
Io posso capire che con le occhiaie e la maglietta sporca di
rigurgito io possa non essere l’anima della festa. Così come posso capire che non dovete voi stare ai miei
orari che ormai le suorine dall’addolorata vanno a letto più tardi di me.
Posso anche capire che dopo la gravidanza nella cumpa degli amici Fighi più che un filtro
Instagram mi servirebbe un miracolo.
Posso capire che, avendo allattato per 18 mesi ho fatto imbarazzanti aperitivi analcolici
che nemmeno le suore di cui sopra sono così noiose. Mi rendo perfettamente
conto che parlare della cacca di mio figlio e della sua prima frase di senso
compiuto non è minimamente paragonabile al vernissage a cui siete andati lo
scorso weekend o alla mostra di arte contemporanea.
Ma per una mamma gli appuntamenti mondani sono quelli. Io ascolterò il vernissage di cui nulla mi frega, voi ascoltate le prime tre parole di spapu. Ecchediamine.
So bene che se prima con 10 minuti di preavviso arrivavo
ovunque…. ora ho bisogno di sapere quando ci vedremo, cosa faremo, e dove
andremo con 10 settimane di anticipo, e comunque potrei darvi buca.. se anche solo
il piccolo ha il raffreddore.
Posso capire. Io posso capire Voi. Vi posso capire perché
dalla vostra parte ci sono stata..
Ma voi dalla mia no. Ancora no. Quindi abbiate il buon cuore
di non giudicare.
Di non guardare con occhio malevolo un messaggio che vi
implora di venire voi da noi (sì, per la terza volta, per favore, venite voi da
noi!)
Di non alzare gli occhi al cielo se vi dico che “lasciare a
casa lo spapu mi dispiace.. per cui non posso stare molto”.. sì lo so’ che non
gli succede niente, sì lo so’ che sta pure meglio. Sì, forse mi fa bene uscire da sola... O
forse a dire il vero è a voi che FA BENE?
Abbiate l’intelligenza di evitare di dire “ma io ho un sacco
di amiche mamme che continuano ad uscire il venerdì sera, vanno
in disco.. guarda la Genoveffa è andata all’addio al nubilato ad Ibiza che la
bimba aveva 2 settimane.. e tu.. sei sempre attaccata a lui… forse hai bisogno
di staccarti un po’..” Staccare? Son
mica uno scotch. Il problema scusa di chi è? Io sono felice così. Tu libera di
frequentare la Genoveffa che va ad Ibiza. Amen.
Ed infine, il sassolino.
“Anna, avere un bimbo non è una malattia.”… Mi è stato
addirittura detto questo.
Partendo dal presupposto che se tu dopo il parto mi porti
una torta e mi vieni a trovare a casa permettendomi di restare in pigiama io ti
vorrò bene per sempre.
E partendo dal presupposto che NON si cresce in altezza ma,
per quanto mi riguarda, si vincono un sacco di centimetri nel punto vita.
Quindi dai, un po’ di cose pure ci somigliano ad una bella influenza.
Partendo da questi presupposti, ovviamente ironici, sì..
avere un figlio non è una malattia. Confermo.
Ma sappiate che, da come mi evitate, dovreste dirlo a voi
stessi, non a me. Che avere un figlio non è una malattia.
Avere un figlio è una gioia infinita.
E’ una scarica di energie, nelle vene, nel cuore, nella
mente.
Obnubila. Pretende. Mescola le priorità.
E ti fa capire una cosa sostanziale: l’affetto è una scelta.
L’amore no.
Se quella scelta non avete più voglia di farla nei miei
confronti me ne farò una ragione.
L’amore per mio figlio.. non si mette in
discussione.
E ogni sera, lo addormenterò con un bacio sulla sua guancia
morbidosa e con le sue braccine attorno a me, e voi sarete liberi di pensare
che a sbagliare sono io. E che dovrei essere ad Ibiza.
Senza rancore. Andateci voi.
30 ottobre 2015
#ioscelgo
Caro figlio mio,
voglio spiegarti, con calma e con la giusta dose di dente
avvelenato e ironia (alla maniera della tua mamma quindi) perché ieri sera ti
ho portato con noi ad una riunione noiosissima (per te) su un argomento
difficilissimo (per tutti) come i vaccini in età pediatrica.
La tua mammonisa (come la chiami tu) è da qualche mese che
si sente dare della #disinformata. La parola #disinformazione nella scienza
della comunicazione (quoto Wikipedia) significa “l'attività malevola
che mira a fornire e diffondere deliberatamente informazioni false, fuorvianti o non oggettive, distorcendo o alterando la realtà dei
fatti allo scopo di ingannare, confondere o modificare le opinioni di qualcuno” . Questo
per prima cosa mette in dubbio la mia capacità di discernere tra verità e
falsità. La mia capacità di scegliere a cosa credere e a cosa no. La
possibilità di avere un’opinione indipendentemente da cosa DOVREI pensare…
secondo loro.
Loro. Chi sono Loro Amore mio? Adesso te lo spiego
subitissimo. Che lo so che se mi fai una domanda e non ti rispondo subito me la
ripeti trecentomilavolte che in un secondo mi viene l’orchite massima. Chi sono loro? Medici e Madri.
Loro siamo noi. Siamo tutti. Tutti e Nessuno.
Perché fra loro c’è chi la pensa ESATTAMENTE come la penso
io. Medici e Madri.
Tutti #disinformati quindi. Maledizione. Siamo proprio un
bel branco di beduini eh.
Pensare che basterebbe spegnere il cervello e fare
esattamente come ti dicono di fare.
Senza porsi domande. Farlo ebbbasta. Perché così è.
Abbi, mio piccolo uomo, sempre paura della cultura del “farlo
e basta”.
Convincimi e mi siederò al tuo fianco.
Costringimi e sarò tuo
nemico per sempre.
Amore mio stupendo, sai perché ieri sera ti ho portato con
me?
In quella riunione noiosa noiosa su argomenti difficili, con
persone che parlavano di malanni e problemi di salute. Una platea di circa 30 persone.
Ragazzi, coppie, qualche politico o politicante. 6 o 7 fra
medici e Professori. Una decina di mamme incavolate con chi la pensa
diversamente da loro. Chissàpoiperchè. Alcune di queste con il tacco 12 alle 21
in una sala comunale abbastanza bruttina di un comune di provincia, che io non
mi vesto così manco al matrimonio dei miei amici, stima per voi – sia chiaro - machivelofafare?!
E noi 3. Papà con un quaderno di appunti presi e una lettera
aperta sottoscritta da centinaia di pediatri, dubbiosi. Come noi. Pensa. Tutti sti
cretini disinformati.
La mamma con il cuore che batte forte ogni volta che non è d’accordo,
perché la tua mamma è così passionale e adrenalinica. E vuole esternare la
propria opinione. Vuole battersi per la libertà di scelta, di informazione, di
decisione. Vuole battersi per il diritto inalienabile di scegliere, di essere
ascoltata, di essere compresa e accolta nella scelta fatta. Quanto meno NON
etichettata. Che disinformata sarà #tusorella.
Eh lo so amore mio che quando ti ho infilato le scarpine in
piena puntata della Paw Patrol non eri per niente d’accordo. Ma sai piccolo mio
perché ti ho portato con noi?
Perché penso che i figli si educhino con l’esperienza. Con
quello che si chiama educazione per modelli. Dimostrare a tuo figlio che se
qualcuno crede in un’idea va portata avanti, condivisa, sostenuta, dibattuta,
rafforzata, raccontata.
Che anche se sai benissimo che in quella platea forse
nessuno la pensa come te, tu credi sia giusto dire la tua. Anche se alcune persone ti attaccheranno (come hanno fatto). Anche se alcune persone penseranno che sei una stolta
disinformata e disinformante (come hanno fatto), anche se mentre parlerai incrocerai sopracciglia aggrottate e sguardi di profondo disappunto (come ho incrociato)!
Perché in casa nostra le idee si dibattono. Si portano avanti con
ardore. Si discutono e si mettono in discussione.
Perché in casa nostra SI Può e
si deve cambiare opinione al bisogno.
Perché solo gli stolti hanno sempre
ragione. O pensano di averla.
Perché in casa nostra non ci si batte per le
proprie idee solo dietro le tastiere ma si prende la responsabilità effettiva
davanti alle persone. E a dirla tutta non si parla nemmeno per slogan o selfie.
In casa nostra, giusta o sbagliata che sia la nostra scelta, si va al nocciolo
della questione. Si affrontano dibattiti con coraggio. Si sostengono le idee
proprie e si rispettano le idee altrui. Non si etichettano le scelte degli
altri. Non si GIUDICANO le idee degli altri. Si sostengono le proprie idee. Quello
sì. Sempre.
E io figlio mio, ieri sera, davanti ad una platea di 30
persone che la pensavano diversamente da noi (che nella sostanza potevano anche
avere una buona percentuale di ragione ma nella forma, porcapuzzola,
ultimamente mi stanno proprio facendo incazzare) abbiamo voluto sostenere il
diritto di scegliere. Di dire la nostra opinione. Di Avere dei dubbi. Di non
farsi dare dei disinformati senza ragione ed in silenzio. Il diritto di scelta.
Di informarsi, ragionare, farsi spiegare, decidere. Vaccinare. O non Vaccinare.
In coscienza e rispetto.
Per questo motivo, piccolo mio, tu ieri sera ti sei
addormentato fra le mie braccia invece che nel tuo lettino mentre un dottore
parlava in una stanza di partito, pure bruttina, di un comune di provincia.
Per questo motivo, piccolo mio, ieri mentre sonnecchiavi
alla tua mamma batteva forte il cuore mentre esponeva le proprie idee, giuste o
sbagliate che fossero.
Per insegnarti che nessuno si deve mai permettere di
zittire una madre che ascolta il proprio cuore.
Per dimostrarti che i dubbi servono per migliorare e
crescere, e che per fortuna poi ci sono persone come l’amico medico di papà che
accolgono il dubbio, lo rispettano, e espongono la loro ragione.
Che noi ascolteremo con rispetto, e che forse anche un po’ per quella opinione tu hai fatto quasi tutte le vaccinazioni.
A modo nostro ieri sera ti volevamo insegnare che la tua
mamma e il tuo papà NON hanno sempre ragione, ma per le loro idee si batteranno
sempre. E anche per le tue, fintanto che non sarai pienamente in grado
di farlo da solo.
Concludo con una risposta al #iovaccino del gruppo di mamme.
Anche io vaccino (in parte). E non ho nulla contro la vostra
scelta. Non la giudico. Non la critico. Anzi la rispetto pienamente.
Ma #ioscelgo
Chiedere che mi/ci venga
tolta questa possibilità lede i diritti Umani.
Non facciamo passi indietro
vi prego. Non facciamo credere ai nostri figli che qualcuno può scegliere per
loro.
Allenare il cervello è il
primo grande dono che possiamo, e dobbiamo, fargli.
12 ottobre 2015
Tu chiamale se vuoi .. EMOZIONI!
Che non è la canzone di Battisti.
E nemmeno la collana di classici per nonnine e zitelle (a
cui consiglierei comunque un bel Ratman, che sarebbe assai preferibile anche ai fini della ricerca del fidanzato).
Oggi parlo di gioia, rabbia, disgusto, paura e tristezza.
Se avete figli sapete chi sono, perché sono i protagonisti
monocromatici dell’ultimo cartone Disney.
Se non avete figli sapete comunque chi sono, perché sono
rappresentate ovunque, compreso il pupazzo che vinci con i punti della spesa e
che ti assale all’ingresso della coop subito accanto ai broccoli.
Se non avete figli e non andate a fare la spesa, sapete chi
sono perché sono anche i nuovi merchandising in
banca. E se non avete figli e non fate la spesa di sicuro siete ricchi e in
banca ci andate.
Se non fate parte di nessuna delle suddette categorie siete sicuramente un alieno,
comunque in grado di correre ai ripari, digitando
su google #insideout e capire di chi parlo.
Se poi siete un alieno senza dita, ecchecavolo, tutti a me
capitano i lettori “difficili”.
Dicevamo. Emozioni.
Mi ha toccato nel profondo vedere il nuovo cartone della Disney #Inside Out che parla appunto delle emozioni umane. Sarà che erano
3 anni che non andavo al cinema e un po’ mi avrebbe
toccato pure la pubblicità dell’idraulico di Piumazzo nell'oscurità del cinema.
Sarà che avevo lo spapunzelli accanto, il suo primo film al cinema. Il suo
primo Cartone Disney anzi.
Che è un po’ come quando mamma Leonessa mostra a cucciolo di leoncino la sua prima
gazzella che corre, o il suo primo tramonto sulla savana, o chennesò, gli canta
per la prima volta la canzone di Ivana Spagna “un bel giorno ti accorgi che
esistiiiiiii.. che fai parte del mondo anche tuuuuuu”. Ecco, io sono cresciuta con i cartoni
Disney e ognuno di loro ha rappresentato una pietra miliare
nella mia cultura personale. Sì. Bhe? Che c'è? A voi piace Montale a me piace Disney? 'ndo sta scritto che non è cultura quella?? anziiiiii.. ci sono concetti ben più profondi e importanti di m'illumino di immenso che ormai l'ENI fa slogan pià efficaci.
Io dai cartoni Disney ho ricevuto importanti insegnamenti di vita, dalla scelta del lavoro da fare da grande (grazie
Cenerontola per avermi aiutato a scartare la domestica), all'integrazione
razziale e il rispetto per le culture diverse (grazie Pocahontas per avere i capelli più fighi di sempre), dalla
comprensione e gli insegnamenti derivati dalle diversità (Grazie 7 nani, che oltre ad essere nani e ad
essere 7 avevate pure dei nomi urendi e facevate i minatori ma, nonostante
questo, eravate sempre allegri) al sincero rispetto delle disabilità (grazie
orecchie di Dumbo e naso di Pinocchio), fino alla difficoltà di avere una
sorella diversa da te a cui però non puoi non voler tantissimo bene perché grazie a lei trovi l'amore della tua vita (grazie
Frozen) e alla più fortunata di tutte le pietre
miliari.. grazie La Bella e La Bestia per avermi insegnato che dietro qualsiasi
errore grammaticale si nasconde un principe bellissimo.
Ecco arrivare la emozioni.
Verde, blu, gialle. Magre, alte, grassottelle.
Io le ho tutte. Come ognuno di noi, certo. Ma io secondo me
le ho proprio così.
Gioia, la mia gioia, deve essere un po’ isterica e un po’
megalomane. Della serie, faccio tutto io, sempre io, solo io. Io . Io. Ciao
Anna. Eccoti. Un misto fra una segretaria maniaca del controllo e una creatura che vuole che tutto sia
perfetto, anzi perfettamente identico a come lei lo ha pensato. Ciao Anna.
Eccoti. Tristezza, la mia tristezza, credo possa tranquillamente
rappresentare i miei momenti no.. vivere in un’isola di biscotti gocciole,
speranzosa che un biscotto possa salvare da qualsiasi preoccupazione. Pigra e
cicciottella. Sono io. Non sono blu. Ok. Ma all’idea
di cambiare città potrei pure diventarci. Blu. Pigra e cicciottella già ci
sono. Pure discretamente impacciata, della serie tu dimmi di non fare qualcosa
e io mi concentrerò talmente tanto nel cercare di non farla che.. taaaac.
Fatta. Maledizione.
Disgusto. Chi mi conosce un po’ (Basta poco) dovrebbe vedere
la faccia che mi viene quando vedo certa gente. Ecco.
Verde. Sopracciglio alzato. le amiche di mio marito
quelle che l’amicizia poverine non sanno
nemmeno dove sta di casa. O le rane. Oddio
che schifo le rane. Viscide, bitorzolute
, appiccicose. Che saltano fuori dal
buio quando meno te l’aspetti. Bleah che schifo. Altroché broccoli. Che poi a pensarci bene, si assomigliano
pure un po’ ...
Poi c’è Paura. Diciamoci la verità non sono una donna coraggio.. per certe cose. Poi quando serve so bene come tirare fuori il carattere ma .. diciamo..… ho tremilamilioni di micro-paure. Micro però.
E infine
Rabbia. Ecco, mi somiglia un casino. Non ho la fronte rettangolare ma non
escluderei che in momenti di particolare incazzatura i miei capelli potrebbero
andarmi davvero a fuoco. E ci sono cose che, è inutile, mi fanno davvero
incazzare. Le persone maleducate. Le persone arroganti. Gli
ipocriti. Chi critica senza sapere. Chi dice la sua senza ascoltare. Chi
pretende affetto e rispetto senza darne. Datemi una leva rossa e vi accendo
pure i peli della braccia. Eccheddiamine. Che poi ci vuole poco per farmi
arrabbiare, ma che poi arriva Gioia, la mia, quella con le crisi maniacali da
felicità e armonia, e mi aiuta a ristabilire amore e pace, manco fosse un
monaco tibetano. E così torno ad essere serena e tranquilla. Quasi mansueta. Evviva la pace nel cervello della Rinella.
Gingle mulino bianco. A ripetizione. E sguardo verso l'infinito con faccia ebete.
Ricordo sereno.
Ed ecco le emozioni Disney.
Che poi sono le emozioni di ognuno di noi.
Che basterebbe poi poco a ritrovarle e viverle, tutte. Dalla
prima all’ultima.
Basterebbe davvero poco.. 399€ per il cofanetto di tutti i
classici in DVD.
Esticatzi!!
Perdonate ho scordato un particolare importante: io di emozione ne ho una in più TRE-MEN-DA, si chiama Ironia. E mannaggia prende sempre il sopravvento.
Etichette:
#insideout #emozionivere #disney #gioia
Iscriviti a:
Post (Atom)







